Lunedì 23 Ottobre 2017
Dove mi trovo      Home | Azienda
L'INDUSTRIALIZZAZIONE DI VAL DI SANGRO
Indice Articolo
L'INDUSTRIALIZZAZIONE DI VAL DI SANGRO
Page #
Tutte le pagine
ImageDopo la seconda guerra mondiale e la ricostruzione e la traasformazione della ferrovia da scartamento ridotto a quello normale, è necessario provvedere anche alla messa in esercizio di idoneo materiale rotabile. Viene così affidato al Tecnomasio Italiano Brown Boveri (TIBB) la realizzazione di mezzi adeguati per il servizio sulla rete della Sangritana che vengono immatricolati fra il gennaio e l’agosto del 1956.
Tuttavia, il contesto economico e sociale del secondo dopoguerra si caratterizza  per la continua e notevole emigrazione delle popolazioni dalla Valle del Sangro. Con la trasformazione dell’Italia da Paese agricolo a Paese industrializzato, le popolazioni della Vallata abbandonano la propria terra in cerca di lavoro trasferendosi sia in zone limitrofe, e precisamente verso i centri maggiori di Lanciano, Ortona, Chieti e Pescara, dove iniziano a sorgere piccoli nuclei industriali e artigianali, sia verso il Nord Italia, la Svizzera e la Germania. Il tempestivo svuotamento dei centri abitati della zona, soprattutto della forza-lavoro e delle giovani generazioni, porta a definire la zona del Sangro “valle della morte”, denominazione dovuta anche al fatto che tutta la Vallata ospita solo quegli emigranti che vi fanno ritorno, dopo lunghi periodi di lavoro all’estero, per trascorrervi gli ultimi anni della propria vita.
In questa situazione, la presenza sul territorio della ferrovia sembra essere l’unico elemento concreto con cui innescare lo sviluppo socio-economico del territorio. Gli operatori economici, infatti, favoriti anche dall’intervento straordinario per il Mezzogiorno, avviano i primi investimenti industriali nella Valle del Sangro. L’avvio di questa fase di industrializzazione è supportata anche dalla presenza della Ferrovia Sangritana che permette l’utilizzo di una infrastruttura essenziale per la riduzione dei costi di trasporto sia di materia prime, sia di prodotti finiti anche attraverso il collegamento con la rete delle Ferrovie dello Stato.
Negli anni Settanta si assiste ad un incremento più che positivo sia di viaggiatori, sia di merci: nel 1971 vengono trasportati complessivamente 900.000 viaggiatori, saliti a 1.000.000 nel 1974 fino ad assestarsi a 1.200.000 nel 1978, con il maggior incremento proprio sulla tratta Archi-Castel di Sangro, a seguito dell’industrializzazione della zona.
Anche il servizio merci registra risultati più che soddisfacenti. In questo settore la Sangritana, oltre ad effettuare il collegamento tra i propri prodotti con le Ferrovie dello Stato, ha in gestione altri cinque raccordi privati con industrie enologhe e di lavorazione di prodotti ortofrutticoli e cantine sociali nelle zone industriali di Ortona, Caldari, Crecchio, Arielli e Orsogna; in tal modo le tonnellate di merci trasportate crescono da 17.414 nel 1964 a 53.057 nel 1972, raggiungendo la punta massima di 3.200 carri in servizio di corrispondenza con le Ferrovie dello Stato attraverso gli scali di innesto di Ortona, San Vito-Lanciano, Castel di Sangro.